Rassegna Stampa



Martedì 8 marzo 2005

Ma quale naso aquilino ecco il vero viso di Dante
Un ristorante trasloca in via del Proconsolo in locali in cui è stato restaurato un affresco del Trecento con una fisionomia inedita del Poeta


(di Mara Amorevoli)

     Naso lungo ma senza gobbe. Anzi aveva un profilo quasi regolare, ben lontano da quel marcato naso aquilino che da sempre compare su tutti i testi scolastici. Urge un'operazione di chirurgia estetica all'immagine del sommo poeta Dante? Pare di sì, almeno a guardare questo nuovo affresco, appena restaurato, che ce lo mostra serio e pensoso, colorito scuro, naso lungo e diritto, labbro inferiore appena sporgente. Eccolo accanto a Boccaccio, in un ciclo di affreschi appena rinfrescati nella sede dell'Arte dei Giudici e Notai, in via del Proconsolo. Il palazzo è contiguo al Museo del Bargello dove poco più di un mese fa sono statai presentati gli affreschi restaurati della Cappella della Maddalena con un altro profilo di Dante di scuola giottesca. Anche lì compare con il naso lungo e diritto. «Il ritratto del Bargello era noto fin dall'800, è databile intorno al 1336-37, ma non è documentato. Invece questo sulla lunetta del palazzo dell'Arte è più tardo, databile intorno al 1390, di certo all'ultimo quarto del '300, ed esiste una documentazione d'archivio ben precisa, oltre a manoscritti degli umanisti fiorentini che rivelano che in quella lunetta è raffigurato Dante con Petrarca, Boccaccio e Zanobi da Strada» asserisce la studiosa Monica Donato, docente di Storia dell'Arte medievale all'università di Parma. Donato racconta che i suoi studi sul ciclo del Palazzo dei Giudici e Notai risalgono a 20 anni fa. Addirittura alla sua tesi di laurea con Salvatore Settis, seguita poi da varie pubblicazioni scientifiche.

     Fino a poco più di un anno fa la sala ospitava un negozio di stoffe. E gli affreschi versavano in uno stato di totale abbandono, oscurati da macchie. Finchè gli spazi sono stati affitati da Umberto Montano del ristorante «Le Murate» di via Ghibellina e traslocherà qui la sua attività. Il restauro della struttura è ancora in corso, mentre quello degli affreschi, affidati a Daniela Dini a giugno dello scorso anno, è appena concluso. Il futuro del ristorante-museo di Montano aprirà qui tra un paio di mesi. Per consolidare i muri di quella che un tempo era la sala maggiore dell'Arte, l'architetto Elio Di Franco ha progettato un ballatoio che gira intorno alle volte e che peremette di ammirare benissimo tutti gli affreschi, oltre a consentire l'accesso alla saletta ristorante. Insomma presto si potrà cenare accanto a Dante, Boccaccio e a tutte le altre figura dipinte sulla volta. Salire sul ballatoio e vedere il ciclo da vicino è davvero una scoperta. Non tanto per il profilo di Dante - sulla cui autenticità si dicono scettici sia il presidente della Società dantesca Francesco Mazzoni, che il docente di arte medievale all'università di Siena Luciano Bellosi (che ammonisce: «aspettiamo a correggere e raddrizzare il profilo di Dante») - ma l'affresco sul soffitto della sala. Dove svetta l'immagine cicolare di Firenze stretta nelle mura di Arnolfo di Cambio, con dentro il giglio rosso, l'aquila di Parte Guelfa, i 21 stemmi delle Arti e i 21 santi dei quartieri. L'affresco è del 1366, opera di Jacopo di Cione, fratello dell'Orcagna. Ma altri studi e ricerche sono in corso. E forse riserveranno altre sorprese.