Abbiamo l'onore di presentarvi uno dei rarissimi esempi di pittura profana in edifici pubblici fiorentini e italiani del Medioevo.

Il nostro lungo e difficile lavoro di restauro ci ha permesso di riportarlo alla luce dopo quasi cinque secoli di oblio.

Appena restaurato, il Palazzo dell'Arte dei Giudici e Notai con i suoi affreschi e i resti archeologici offre ai visitatori uno straordinario insieme di arte e storia dalla Firenze romana alle soglie del Rinascimento.

L'accurato restauro ha portato alla ricostruzione di un luogo simbolico della Firenze trecentesca: nelle pitture pur consunte e scrostate si ritrovano le radici di un'idea di città che risale alle origini, agli eroi, ai prodi. Qui a Firenze si propone però una singolare trasformazione: sono i poeti, sono Dante, Petrarca, Boccaccio le matrici della dignità e della grandezza di una città civile.

E' questo un ciclo di affreschi importante che divulga le idee di Coluccio Salutati, il cancelliere fiorentino che in Palazzo Vecchio intendeva dimostrare, con la rappresentazione dei poeti, che la nuova Res publica sull'Arno aveva sopravanzato l'antica sulle rive del Tevere.

"E guardate la città turrita, con le sue mura e il fiume: è l'unico testimone superstite di una Firenze che fu cuore della civiltà occidentale".

(Antonio Paolucci)
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